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Calendarium, permette di avere in tempo reale la data e l'ora come veniva gestita dagli antichi romani.
Il modo di indicare una data nell'antica Roma era molto differente da quello dei giorni nostri. I Romani non contavano i giorni a partire dall'inizio del mese ma contavano i giorni mancanti alle calende, none o idi, a seconda di quali di esse fossero più prossime, come quando si contano i giorni mancanti alla data di un particolare evento (esempio dieci giorni a Capodanno). Il giorno iniziava dall'alba al tramonto, per questo l'app ha una funzione che calcola l'alba e il tramonto del giorno e da questo calcola le ore secondo il sistema degli antichi Romani.
Con la versione due sono state introdotte molte novità tra cui la possibilità di avere data e ora in Latino.

Novità nella versione 2.2.6
Corretto bug con testo Italiano e Inglese
Corretto bug anno bisestile
Modificato il layout della schermata principale
Aggiunto in visualizzazione l'anno dalla fondazione di Roma
Aggiunto in configurazione opzione per l'anno dalla fondazione di Roma
Aggiunto in configurazione pulsante per le coordinate di Roma
Aggiunto in configurazione campi per inserimento delle coordinate
Aggiunta condivisione con Twitter, Facebook e Weibo se disponibili
Aggiunto il tasto "Rate this app" nella pagina Info

Novità nella versione 2.1.0
Aggiunto possibilità di inviare la data e l'ora via Facebook, Twitter, Email o SMS
Localizzato in Inglese
Corretto piccoli bug.
Migliorato interfaccia.
Aggiunto pagina configurazione con le seguenti opzioni:
Data e Ora in Latino
Usare di default le coordinate di Roma
Attivare lo screenlock dello schermo
Attivare o disattivare animazione dei secondi
Aggiungere al calcolo anche l'ora legale
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Calendarium allows you to have real-time and date in the ancient Romans format.
The system to indicate a date in ancient Rome was very different from today.
In the Julian Calendar month there are only three days referred with a proper name (Kalends, Nones and Ides). For the time, Calendarium calculates the sunrise and sunset based on the current coordinates, but if they are not available use Rome's coordinates twenty meters above sea level and Zenith Sun 90° 50'
Now Date & Time in Latin!

What's New in Version 2.2.6
Fixed bug with Italian and English text
Corrected leap year bug
Changed the layout in main screen
Added display in the year since the founding of Rome
Added optional configuration for the year after the founding of Rome
Added in configuration button "coordinates of Rome"
Added configuration for input fields of the coordinates
Adding sharing with Twitter, Facebook and Weibo if available
Added button "Rate this app" in the info page

What's New in Version 2.1.0
Added ability to send the date and time via Facebook, Twitter, Email or SMS
Localized in English
Fixed small bugs.
Improved interface.
Added configuration page with the following options:
Date and Time in Latin
Use the default coordinates of Rome
Activate the iOS screenlock
Enable or disable animation of the seconds
Add to the calculation also DST
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Calendario romano
Tratto da: Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Il calendario romano o calendario pre-giuliano denota l'insieme dei calendari che furono in uso nella Roma antica dalla sua fondazione fino all'avvento nel 46 a.C. del calendario giuliano.

Secondo la tradizione, il calendario romano fu istituito nel 753 a.C. da Romolo, fondatore di Roma: subì diverse modifiche nel corso dei secoli, venendo infine sostituito nel 46 a.C. dal calendario giuliano promulgato da Giulio Cesare.


Fasti Antiates Maiores — Calendario romano, affresco della villa di Nerone ad Anzio, del 60 a.C. circa, prima dell'avvento del calendario giuliano. Da notare la presenza dei mesi Quintilis ("QVI") e Sextilis ("SEX"), oltre al mese intercalare ("INTER") nell'ultima colonna a destra: sono visibili anche le none ("NON"), le idi ("EIDVS") e le lettere nundinali. Sul calendario sono inoltre evidenziate le festività: ad esempio, il 27 agosto (lettera C di sextilis) è riportata la Volturnalia mentre il 19 ottobre (lettera E di october) è riportata l'Armilustrium. In basso sono visibili i giorni totali del mese: XXXI, XXIX, XXIIX (febbraio) e XXVII (intercalare).
Indice [nascondi]
1 L'organizzazione e le riforme
1.1 Calendario di Romolo
1.2 Calendario di Numa Pompilio
1.3 Calendario giuliano
2 I giorni
3 I mesi
4 Gli anni
5 Il ciclo nundinale
6 Le ore
7 Festività
8 Note
9 Bibliografia
10 Voci correlate
11 Collegamenti esterni
L'organizzazione e le riforme[modifica | modifica wikitesto]
Calendario di Romolo[modifica | modifica wikitesto]
Il calendario romano cambiò forma diverse volte fra la fondazione di Roma e la caduta dell'Impero romano d'Occidente: ce ne dà testimonianza Macrobio nella I giornata dei Saturnalia.

In origine era un calendario lunare diviso in dieci mesi con inizio alla luna piena di marzo (il 15), istituito, secondo la tradizione, da Romolo, fondatore di Roma, nel 753 a.C.: sembra fosse basato sul calendario lunare greco.

I mesi, in realtà non lunari in quanto la durata del mese avrebbe dovuto essere di 29,5 giorni, erano:

Calendario di Romolo
Martius (31 giorni)
Aprilis (30 giorni)
Maius (31 giorni)
Iunius (30 giorni)
Quintilis (31 giorni)
Sextilis (30 giorni)
September (30 giorni)
October (31 giorni)
November (30 giorni)
December (30 giorni)
In totale, quindi, il calendario durava 304 giorni e c'erano circa 61 giorni di inverno che non venivano assegnati ad alcun mese[1]: in pratica, dopo dicembre, si smetteva di contare i giorni per riprendere nuovamente il conteggio al marzo successivo.

I primi mesi prendevano il nome dalle principali divinità legate alle attività umane: Marte (la guerra), Afrodite (l'amore), Maia (la fertilità della terra) e Giunone (la maternità e la procreazione); gli altri avevano il nome che ricordava la loro posizione nel calendario: quintilis derivava da quinque, sextilis da sex, september da septem, october da octo, november da novem e december da decem.

Calendario di Numa Pompilio[modifica | modifica wikitesto]
Numa Pompilio, il secondo dei sette re di Roma, modificò il calendario nel 713 a.C., aggiungendo i mesi di gennaio e febbraio ai dieci preesistenti: complessivamente, egli aggiunse 51 giorni ai 304 del calendario di Romolo, togliendo un giorno da ciascuno dei mesi che ne avevano 30 (facendoli così diventare dispari) e portando a 57 giorni il totale di quelli che i mesi di gennaio e febbraio dovevano spartirsi. A gennaio vennero assegnati 29 giorni e a febbraio 28: poiché i numeri pari erano ritenuti sfortunati[2], febbraio fu considerato adatto come mese di purificazione. Degli undici mesi con un numero dispari di giorni, quattro ne avevano 31 e sette ne avevano 29.

Calendario di Numa Pompilio
Calendario civile Calendario religioso
secondo
Macrobio
e Plutarco secondo Ovidio secondo Fowler
Ianuarius (29) Ianuarius Martius
Februarius (28) Martius Aprilis
Martius (31) Aprilis Maius
Aprilis (29) Maius Iunius
Maius (31) Iunius Quintilis
Iunius (29) Quintilis Sextilis
Quintilis (31) Sextilis September
Sextilis (29) September October
September (29) October November
October (31) November December
November (29) December Ianuarius
December (29) Februarius Februarius
Febbraio fu diviso in due parti, ciascuna con un numero dispari di giorni: la prima parte finiva il giorno 23 con la Terminalia, considerata la fine dell'anno religioso, mentre i restanti cinque giorni formavano la seconda parte.

Al fine di mantenere l'anno del calendario allineato all'anno tropico, venne aggiunto di tanto in tanto un mese intercalare, il mercedonio (Mensis Intercalaris, anche noto come Mercedonius o Mercedinus), tra la prima e la seconda parte di febbraio. Di fatto, il mercedonio finiva con l'assorbire i cinque giorni della seconda parte di febbraio: in questo modo, non si verificavano cambiamenti nelle date e nelle festività. L'anno intercalare, con l'aggiunta del mercedonio, risultava di 377 o 378 giorni, a seconda che esso iniziasse il giorno dopo o due giorni dopo la Terminalia. Il mercedonio aveva 27 giorni: le none cadevano il quinto giorno e le idi il tredicesimo giorno

La decisione di inserire il mese intercalare spettava al pontefice massimo e in genere veniva inserito ad anni alterni.

Calendario giuliano[modifica | modifica wikitesto]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Calendario giuliano.
Il calendario di Numa Pompilio venne riesaminato quando ad essere pontefice massimo fu Giulio Cesare: venne così istituito, nel 46 a.C., il calendario giuliano. Quest'ultimo eliminò il mese di mercedonio, portò la durata dell'anno a 365 giorni e introdusse l'anno bisestile: le riforme al calendario giuliano furono completate sotto il suo successore Augusto, che lo rimise in ordine dopo le guerre civili.

Quintilis fu ribattezzato Iulius nel 44 a.C. in onore a Giulio Cesare e Sextilis fu ribattezzato Augustus nell’8 a.C. in onore allo stesso Augusto, in quanto quest'ultimo durante questo mese era divenuto per la prima volta console e aveva ottenuto grandi vittorie.[3]

Il calendario giuliano rimase in vigore per molti secoli anche dopo la caduta dell'impero romano, sostituito solo nel 1582 dal calendario gregoriano.

I giorni[modifica | modifica wikitesto]
Nel calendario romano, tre erano i giorni che avevano un loro nome peculiare.

Il primo era il giorno delle calende, da cui deriva la parola calendario: individuava il primo giorno di ogni mese. Gli altri due erano le none e le idi, mobili a seconda della durata del mese: in marzo, maggio, quintile e ottobre, le none cadevano il settimo e le idi il quindicesimo giorno mentre negli altri mesi esse cadevano il quinto ed il tredicesimo giorno.

Questo sistema era in origine basato sulle fasi lunari: le calende erano il giorno della luna nuova, le none erano il giorno del primo quarto (mezza luna), le idi il giorno della luna piena.[4][5]

Mesi con None e Idi cadenti il 5º e 13º giorno gennaio, febbraio, aprile, giugno, agosto, settembre, novembre e dicembre
Mesi con None e Idi cadenti il 7º e 15º giorno marzo, maggio, luglio e ottobre
Il modo di indicare una data era molto differente da quello attualmente in vigore. I Romani non contavano i giorni a partire dall'inizio del mese (primo, secondo, terzo, ..., giorno dall'inizio del mese), ma contavano i giorni mancanti alle calende, none o idi, a seconda di quali di esse fossero più prossime, un po' come quando si contano i giorni mancanti alla data di un particolare evento molto atteso.

Essi, inoltre, contavano tutto incluso (cioè comprendevano nel conteggio anche i giorni di partenza e di arrivo): così, ad esempio, il 3 settembre era considerato il terzo, e non il secondo, giorno prima delle none, quando queste cadevano il 5.

A titolo esemplificativo, si riporta di seguito lo sviluppo del mese di settembre.

Calende di settembre 1º settembre
il giorno dopo le calende di settembre 2 settembre
il terzo giorno prima delle none di settembre 3 settembre
il giorno prima delle none di settembre 4 settembre
none di settembre 5 settembre
il giorno dopo le none di settembre 6 settembre
7º giorno prima delle idi di settembre 7 settembre
6º giorno prima delle idi di settembre 8 settembre
5º giorno prima delle idi di settembre 9 settembre
4º giorno prima delle idi di settembre 10 settembre
3º giorno prima delle idi di settembre 11 settembre
il giorno prima delle idi di settembre 12 settembre
le idi di settembre 13 settembre
il giorno dopo le idi di settembre 14 settembre
17° prima delle calende di ottobre 15 settembre
16º giorno prima delle calende di ottobre 16 settembre
15º giorno prima delle calende di ottobre 17 settembre
14º giorno prima delle calende di ottobre 18 settembre
13º giorno prima delle calende di ottobre 19 settembre
12º giorno prima delle calende di ottobre 20 settembre
11º giorno prima delle calende di ottobre 21 settembre
10º giorno prima delle calende di ottobre 22 settembre
9º giorno prima delle calende di ottobre 23 settembre
8º giorno prima delle calende di ottobre 24 settembre
7º giorno prima delle calende di ottobre 25 settembre
6º giorno prima delle calende di ottobre 26 settembre
5º giorno prima delle calende di ottobre 27 settembre
4º giorno prima delle calende di ottobre 28 settembre
3º giorno prima delle calende di ottobre 29 settembre
il giorno prima delle calende di ottobre 30 settembre
Calende di ottobre 1º ottobre
Guardando la tabella si può notare come, contando tutto incluso, non esistesse la possibilità di dire: "il secondo giorno prima di..."

Il giorno precedente a queste date fisse era indicato con l'avverbio pridie (il giorno precedente) seguito da Kalendas, Nonas, Idus (in caso accusativo). Ad esempio il 14 luglio era detto pridie Idus Iulias, il 6 marzo pridie Nonas Martias.[6]Il giorno successivo alla data fissa si indicava con l'avverbio postridie e poi con il caso accusativo (ad esempio l'8 marzo era detto postridie Nonas Martias).

Pertanto, i mesi di marzo, maggio, luglio e ottobre con le idi cadenti il 15, avevano 31 giorni, come avviene anche attualmente, mentre gli altri ne avevano 29, a differenza di oggi che ne hanno 30, eccetto febbraio che ne aveva 28. Per riallineare l'anno di calendario con l'anno solare fu aggiunto il mese di mercedonio di 22 o 23 giorni: questa aggiunta doveva verificarsi ad anni alterni, ma non fu sempre così e ciò rese necessario apportare delle riforme.

I mesi[modifica | modifica wikitesto]
La riforma di Numa Pompilio, con l'introduzione di gennaio e febbraio, portò da 10 a 12 il numero di mesi originariamente istituiti da Romolo. Essi erano:

Januarius Dedicato al dio Ianus (Giano) Gennaio
Februarius Mese della Februa (purificazione) Febbraio
Mars Dedicato al dio Mars (Marte) Marzo
Aprilis Dedicato alla dea Venus (Venere), Aprile
Maius Dedicato alla dea Maia (Maia) Maggio
Iunius Dedicato alla dea Iuno (Giunone) Giugno
Quintilis, poi Julius Quinto mese, dedicato a Gaio Giulio Cesare Luglio
Sextilis, poi Augustus Sesto mese, dedicato all'Imperatore Augusto Agosto
September Settimo mese Settembre
October Ottavo mese Ottobre
November Nono Mese Novembre
December Decimo mese Dicembre
Gli anni[modifica | modifica wikitesto]
L'anno romano aveva inizio il 1° di marzo, come si ricava dai nomi dei mesi in latino che seguono Iunius (giugno), iniziando da Quintilis, cioè il Quinto (mese). Non si conosce il momento in cui si passò a considerare il 1º gennaio come l'inizio dell'anno. Alcuni autori antichi attribuirono la decisione a Numa Pompilio, mentre Marco Terenzio Varrone, sulla base di un commentario di Marco Fulvio Nobiliore sui fasti da lui stesso posti nel tempio di Ercole e le Muse nel 153 a.C., sosteneva che, poiché il nome gennaio (presente in questi fasti) deriva dal dio Giano bifronte, e quindi di frontiera (in questo caso tra due anni), tale innovazione fu introdotta a partire dal 153 a.C. . Un calendario risalente alla tarda repubblica romana, prova che l'anno iniziava a gennaio prima della riforma introdotta dal calendario giuliano.

Agli inizi della Repubblica romana, gli anni non venivano contati: essi erano individuati con il nome del console che ne era in carica (per la corrispondenza si veda Consoli repubblicani romani). Per cui non si individuava l'anno con un numero intero, ma con i nomi dei consoli in carica. Successivamente, nella tarda Repubblica, si cominciò a contarli dalla fondazione di Roma (ab Urbe condita), avvenuta secondo la tradizione nel 753 a.C.. Perciò in alcune iscrizioni il numero dell'anno è seguito dall'acronimo AVC, che significa appunto Ab Urbe Condita (la lettera V sta a rappresentare la U).

Durante il tardo Impero romano si usò anche contarli dall'insediamento di Diocleziano con la sigla AD che sta per Anno Diocletiani da non confondere con la sigla AD usata nel medioevo con il significato di Anno Domini.

Il ciclo nundinale[modifica | modifica wikitesto]
I Romani, così come gli Etruschi, adottavano una settimana di otto giorni, i quali erano contrassegnati dalle lettere dalla A alla H: tale settimana veniva chiamata ciclo nundinale ed era cadenzata dai giorni di mercato, le cosiddette nùndine (dal lat. nundi°nae, composto da no°vem nove e di°es giorno[7]), da cui l'aggettivo nundinale per scandire la periodicità settimanale di nove giorni (dovuta al conteggio tutto incluso dei Romani laddove oggi diremmo periodicità di otto giorni). Poiché la durata dell'anno non era un multiplo di 8 e tenendo conto che esso iniziava sempre con la lettera "A"[8], si aveva che la lettera per il giorno di mercato (nota come lettera nundinale), pur rimanendo costante durante tutto l'anno, non era la stessa al passare degli anni. Se, ad esempio, la lettera per i giorni di mercato di un dato anno era stata la "H" e l'anno era di 355 giorni, la lettera nundinale per l'anno successivo diventava la "C".

Il ciclo nundinale scandiva la vita romana: il giorno di mercato era quello nel quale la gente di campagna andava in città per vendere i suoi prodotti e la gente di città acquistava i viveri necessari per tirare avanti otto giorni, fino alle successive nundine. L'importanza del giorno di mercato era tale che fu approvata una legge nel 287 a.C. (la Lex Hortensia) che vietava i comizi e le elezioni in quel giorno, anche se consentiva lo svolgimento delle cause. Agli inizi del periodo repubblicano nacque la superstizione che portasse sfortuna cominciare l'anno con un giorno di mercato: il pontefice massimo, a cui spettava la gestione del calendario, adottava le opportune misure per evitare che ciò accadesse.

Poiché durante la Repubblica il ciclo nundinale era rigidamente di otto giorni, le informazioni sulle date dei giorni di mercato rappresentano uno degli strumenti più importanti in nostro possesso per determinare a quale giorno del calendario giuliano corrisponde un determinato giorno del calendario romano.

Il ciclo nundinale venne successivamente sostituito dalla settimana di sette giorni, entrata in uso agli inizi del periodo imperiale, dopo l'avvento del calendario giuliano. Il vecchio sistema di lettere nundinali viene comunque utilizzato ancora oggi, riadattato per la settimana di sette giorni (cfr. lettera domenicale). Per qualche tempo la settimana e il ciclo nundinale coesistettero, ma quando la settimana fu ufficialmente istituita da Costantino I nel 321 d.C., il ciclo nundinale era già caduto in disuso.

Costantino sostituì la dies solis (giorno del sole) con la dies dominica (giorno del Signore), effettuando un compromesso tra mondo pagano e mondo cristiano. Infatti, la durata di sette giorni corrispondeva alle attese dei cristiani, che ottenevano l'ufficializzazione della settimana ebraica, mentre ai giorni venivano dati i nomi degli dei pagani. I cristiani affiancarono le proprie denominazioni ad alcune denominazioni ufficiali dei giorni, in particolare per il sabato e la domenica.



Il ciclo nundinale in vigore nel calendario romano venne sostituito dalla seguente settimana nel calendario giuliano
Italiano Latino (pagani) Latino (cristiani)
Domenica Solis dies Dies dominica
Lunedì Lunae dies Feria secunda
Martedì Martis dies Feria tertia
Mercoledì Mercurii dies Feria quarta
Giovedì Iovis dies Feria quinta
Venerdì Veneris dies Feria sexta
Sabato Saturni dies Sabbatum
(LA)
« Dies dicti sunt a deis quorum nomina Romani quibusdam stellis dedicaverunt. Primum enim diem a Sole appellaverunt, qui princeps est omnium stellarum ut idem dies caput omnium diorum. Secundum diem a Luna appellaverunt, quae ex Sole lucem accepit. Tertium ab stella Martis, quae vesper appellatur. Quartum ab stella Mercurii. Quintum ab stella Jovis. Sextus a Veneris stella, quam Luciferum appellaverunt, quae inter omnes stellas plurimum lucis habet. Septimum ab stella Saturni, quae dicitur cursum suum triginta annis explere. Apud Hebraeos autem dies primus dicitur unus dies sabbati, qui apud nos dies dominicus est, quem pagani Soli dedicaverunt. Sabbatum autem septimus dies a dominico est, quem pagini Saturno dedicaverunt. » (IT)
« I giorni erano chiamati secondo gli dei con i nomi dei quali i Romani intitolavano le stelle. Il primo dei giorni fu dedicato al Sole, che era il principe di tutte le stelle ed era il giorno di tutti gli dei. Il secondo giorno fu intitolato alla Luna, che riceve la luce dal sole. Il terzo alla stella Marte, che è chiamata Vespro (perché compare per prima di sera). Il quarto alla stella Mercurio. Il quinto alla stella Giove. Il sesto alla stella Venere, che chiamano Lucifero, che ha la maggiore luce tra tutte le stelle. Il settimo alla stella Saturno, che si dice impieghi trent'anni nel suo percorso celeste. Tra gli Ebrei tuttavia viene detto primo giorno il giorno del Sabato, il quale primo giorno da noi è il giorno del Signore, che i pagani dedicavano al Sole. Il Sabato, che i pagani dedicavano a Saturno, è, invece, il settimo giorno da quello del Signore,. »
(Isidoro di Siviglia, Origine 5.30)
Le ore[modifica | modifica wikitesto]
Per i Romani il giorno iniziava al levare del sole: l'intervallo di tempo compreso tra l'alba e il tramonto veniva diviso in 12 ore (horae).

In altri termini, il periodo di luce della giornata veniva diviso in 12 ore, indipendentemente dal fatto che ci si trovasse in estate o inverno. Questo comportava che la durata delle ore era variabile: all'equinozio un'ora "romana" durava quanto un'ora attuale, mentre al solstizio d'inverno essa era più corta e in quello d'estate più lunga.

L'hora prima era la prima ora dell'alba, l'hora duodecima era l'ultima ora di luce al tramonto, mentre il punto mediano identificava l'hora sexta o meridies (mezzogiorno).

Nella vita militare la notte era divisa in 4 vigiliae (prima vigilia, secunda vigilia, tertia vigilia e quarta vigilia) o turni di guardia, ciascuna di 3 ore in media. Nella vita civile si usavano dei termini più generici per indicare le varie parti della notte.

Si riporta una tabella approssimativa di corrispondenza delle ore.

Italiano Latino
Da mezzanotte alle 3 tertia vigilia
Dalle 3 alle 6 quarta vigilia
Dalle 6 alle 7 hora prima
Dalle 7 alle 8 hora secunda
Dalle 8 alle 9 hora tertia
Dalle 9 alle 10 hora quarta
Dalle 10 alle 11 hora quinta
Dalle 11 alle 12 hora sexta
Dalle 12 alle 13 hora septima
Dalle 13 alle 14 hora octava
Dalle 14 alle 15 hora nona
Dalle 15 alle 16 hora decima
Dalle 16 alle 17 hora undecima
Dalle 17 alle 18 hora duodecima
Dalle 18 alle 21 prima vigilia
Dalle 21 a mezzanotte secunda vigilia
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Roman calendar
From Wikipedia, the free encyclopedia

The Roman calendar changed its form several times between the founding of Rome and the fall of the Roman Empire. This article generally discusses the early Roman or pre-Julian calendars. The calendar used after 46 BC is discussed under Julian calendar. The common calendar widely used today known as the Gregorian calendar is a refinement of the Julian calendar where the length of the year has been adjusted from 365.25 days to 365.2425 days (a 0.002% change).

Contents [hide]
1 History
1.1 Calendar of Romulus
1.2 Calendar of Numa
1.3 Julian calendar
2 Months
3 Nundinal cycle
4 Character of the day
5 Years
6 Converting pre-Julian dates
7 See also
8 Notes
9 References and further reading
10 External links
History[edit]
The original Roman calendar is believed to have been a lunar calendar, which may have been based on one of the Greek lunar calendars.[1] As the time between new moons averages 29.5 days, its months were constructed to be either hollow (29 days) or full (30 days). Full months were considered powerful and therefore auspicious; hollow months were unlucky. Unlike currently used dates, which are numbered sequentially from the beginning of the month, the Romans counted backwards from three fixed points: the Nones, the Ides and the Kalends of the following month. This system originated in the practice of "calling" the new month when the lunar crescent was first observed in the west after sunset. From the shape and orientation of the new moon, the number of days remaining to the nones would be proclaimed. At some point in history dates of months ceased to be connected with lunar phases, but it is unknown when it happened.

Calendar of Romulus[edit]
Roman writers attributed the original Roman calendar to Romulus, the mythical founder of Rome around 753 BC. The Romulus calendar had ten months with the spring equinox in the first month:

Calendar of Romulus
Martius (31 days)
Aprilis (30 days)
Maius (31 days)
Iunius (30 days)
Quintilis [2] (31 days)
Sextilis (30 days)
September (30 days)
October (31 days)
November (30 days)
December (30 days)
The regular calendar year consisted of 304 days, with the winter days after the end of December and before the beginning of the following March not being assigned to any month.[3]

The names of the first four months were named in honour of Roman gods: Martius in honour of Mars; Aprilis in honour of Fortuna Virilis[clarification needed] (later Venus Verticordia in the mid-4th century AD);[4] Maius in honour of Maia; and Iunius in honour of Juno. The names of the months from the fifth month on were based on their position in the calendar: Quintilis comes from Latin quinque meaning five; Sextilis from sex meaning six; September from septem meaning seven; October from octo meaning eight; November from novem meaning nine; and December from decem meaning ten.

Calendar of Numa[edit]
Numa Pompilius, the second of the seven traditional kings of Rome, reformed the calendar of Romulus around 713 BC. The Romans considered odd numbers to be lucky, so Numa took one day from each of the six months with 30 days, reducing the number of days in the 10 previously defined months by a total of six days.[5]

There were 51 previously unallocated winter days, to which were added the six days from the reductions in the days in the months, making a total of 57 days. These he made into two months, January and February, which he prefixed to the previous 10 months. January was given 29 days, while February had the unlucky number of 28 days, suitable for the month of purification. This made a regular year (of 12 lunar months) 355 days long in place of the previous 304 days of the Romulus calendar. Of the 11 months with an odd number of days, four had 31 days each and seven had 29 days each:

Calendar of Numa
Civil calendar Religious calendar
According to
Macrobius[3]
and Plutarch[6] According to Ovid[7]
(modern order due to
Decemviri, 450 BC) According to Fowler[8]
Ianuarius (29) Ianuarius Martius
Februarius (28) Martius Aprilis
Martius (31) Aprilis Maius
Aprilis (29) Maius Iunius
Maius (31) Iunius Quintilis
Iunius (29) Quintilis Sextilis
Quintilis (31) Sextilis September
Sextilis (29) September October
September (29) October November
October (31) November December
November (29) December Ianuarius
December (29) Februarius Februarius
February consisted of two parts, each with an odd number of days. The first part ended with the Terminalia on the 23rd, which was considered the end of the religious year, and the five remaining days formed the second part.

To keep the calendar year roughly aligned with the solar year, a leap month, called the Mensis Intercalaris, sometimes also known as Mercedonius or Mercedinus, was added from time to time between these two parts of February, after the 23rd or the 24th. The second part of February was incorporated in the intercalary month as its last five days, with no change either in their dates or the festivals observed on them. The resulting leap year was either 377 or 378 days long, depending on whether Intercalaris began on the day after the Terminalia[9] or the second day after the Terminalia.[10] Intercalaris had 27 days, consisting of 22 additional days plus the five days brought over from February. Its Nones were on the fifth and its Ides on the 13th as usual; the next following day was a.d. XV Kal. Mart.[11]

The Pontifex Maximus determined when an intercalary month was to be inserted. On average, this happened in alternate years. The system of aligning the year through intercalary months broke down at least twice: the first time was during and after the Second Punic War. It led to the reform of the Lex Acilia in 191 BC, the details of which are unclear, but it appears to have successfully regulated intercalation for over a century. The second breakdown was in the middle of the first century BC and may have been related to the increasingly chaotic and adversarial nature of Roman politics at the time. The position of Pontifex Maximus was not a full-time job; it was held by a member of the Roman elite, who would almost invariably be involved in the machinations of Roman politics. Because the term of office of elected Roman magistrates was defined in terms of a Roman calendar year, a Pontifex Maximus would have reason to lengthen a year in which he or his allies were in power, or shorten a year in which his political opponents held office. For example, Julius Caesar made the year of his third consulship in 46 BC 445 days long.

Julian calendar[edit]
Main article: Julian calendar
Julius Caesar, as Pontifex Maximus, reformed the calendar in 46 BC. The new calendar became known as the Julian calendar. Quintilis was renamed as Iulius (July) in honour of Julius Caesar in 44 BC[citation needed] by Mark Antony. The calendar reforms were completed during the reign of his successor Augustus, when the Senate renamed Sextilis as Augustus (August) in 8 BC. (Lex Pacuvia de mense augusto--see Macrobius, Saturnalia, 1.12).[12] Some documents states that the date of the change of the name started already between the 26 and the 23 b.C. but the date of the Lex Pacuvia is certain.

Months[edit]
In the earliest times, the three reference dates were probably declared publicly, when appropriate lunar conditions were observed. After the reforms of Numa, they occurred on fixed days.

Kalendae (whence "calendar"), Kalends—first day of the month; it is thought to have originally been the day of the new moon. According to some ancient or modern proposed etymologies of the word, it was derived from the phrase kalo Iuno Covella or kalo Iuno Novella, meaning, respectively, "hollow Juno I call you" and "new Juno I call you", an announcement about the Nones or in proclaiming the new moon that marked the Kalends which the pontiffs made every first day of the month on the Capitoline Hill in the Announcement Hall.[13]
Nonae, Nones—thought to have originally been the day of the half moon. The Nones was eight days before the Ides, and fell on the fifth or seventh day of the month, depending on the position of the Ides. (Nones implies ninth from the Latin novem, because, counting Ides as first, one day before is the second, and eight days before is the ninth).
Idus, Ides—thought to have originally been the day of the full moon, was the 13th day of the months with 29 days, but the 15th day of March, May, July, and October (the months with 31 days).
The day preceding the Kalends, Nones, or Ides was Pridie, e.g., Prid. Id. Mart. = 14 March. Other days were denoted by ordinal number, counting back from a named reference day. The reference day itself counted as the first, so that two days before was denoted the third day. Dates were written as a.d. NN, an abbreviation for ante diem NN, meaning "on the Nth (Numerus) day before the named reference day (Nomen)",[14] e.g., a.d. III Kal. Nov. = on the third day before the November Kalends = 30 October. The value two was not used to denote a day before the fixed point, because second was the same as pridie. Further examples of date equivalence are: a.d. IV Non. Jan. = 2 January; a.d. VI Non. Mai. = 2 May; a.d. VIII Id. Apr. = 6 April; a.d. VIII Id. Oct. = 8 October; a.d. XVII Kal. Nov. = 16 October.

In detail, the system worked as follows:

Months were grouped in days such that the Kalends was the first day of the month, the Ides was the 13th day of short months, or the 15th day of long months, and the Nones was the 9th day (counted inclusively) before the Ides (i.e., the fifth or seventh day of the month). All other days of the month were counted backward (inclusively) from these three dates. In both long and short months (except February), there were 16 days between the Ides of the month and the Kalends of the next month, and the date referred to the name of the next month, not that of the current month; thus, for example, the date of the 16th day of March was a.d. XVII Kal. Apr. In intercalary years, the first part of February was terminated on the 23rd or 24th day, i.e., the day of the Terminalia or the following day, and the festivals normally held in the last five days of February were held instead in the last five days of the intercalary month, immediately before the Kalends of March. The first 22 days of the intercalary month were inserted between these two parts.

So:

In long months (31 days—March, May, July (Quintilis), and October), the days were divided into:
1st day of the month: 1 day for the Kalends of the month
2nd to 6th days of the month: 5 days before the Nones
7th day of the month: 1 day for the Nones
8th to 14th days of the month: 7 days before the Ides
15th day of the month: 1 day for the Ides
16th to 31st days of the month: 16 days before the Kalends of the next month
In short months (29 days—January, April, June, August (Sextilis), September, November and December), the days were divided into:
1st day of the month: 1 day for the Kalends of the month
2nd to 4th days of the month: 3 days before the Nones
5th day of the month: 1 day for the Nones
6th to 12th days of the month: 7 days before the Ides
13th day of the month: 1 day for the Ides
14th to 29th days of the month: 16 days before the Kalends of the next month
In ordinary years, the days in February (28 days) were divided into:
1st day of the month: 1 day for the Kalends of February
2nd to 4th days of the month: 3 days before the Nones
5th day of the month: 1 day for the Nones
6th to 12th days of the month: 7 days before the Ides
13th day of the month: 1 day for the Ides
14th to 28th days of the month: 15 days before the Kalends of March
In intercalary years, the days in February (23 or 24 days) were divided into:
1st day of the month: 1 day for the Kalends of February
2nd to 4th days of the month: 3 days before the Nones
5th day of the month: 1 day for the Nones
6th to 12th days of the month: 7 days before the Ides
13th day of the month: 1 day for the Ides
14th to 23rd days of a 23-day February: 9 days before the Kalends of the intercalary month
14th to 24th days of a 24-day February: 10 days before the Kalends of the intercalary month
The days of the intercalary month inserted in intercalary years (27 days) were divided into:
1st day of the intercalary month: 1 day for the Kalends of the intercalary month
2nd to 4th days of the intercalary month: 3 days before the Nones
5th day of the intercalary month: 1 day for the Nones
6th to 12th days of the intercalary month: 7 days before the Ides
13th day of the intercalary month: 1 day for the Ides
14th to 27th days of the intercalary month: 14 days before the Kalends of March
Some dates were also sometimes known by the name of a festival that occurred on them, or shortly afterwards. Examples of such dates are recorded for the Feralia, Quirinalia, and the Terminalia, though not yet for the Lupercalia. The known examples of such dates are all after the Ides of February, which suggests they are connected with resolving an ambiguity that could arise in intercalary years: dates of the form a.d. [N] Kal. Mart. were dates in late February in regular years, but were a month later in intercalary years. However, it is much debated whether there was a fixed rule for using festival-based dates. It has been variously proposed that a date like a.d. X Terminalia (known from an inscription in 94 BC) implied that its year 'was', 'was not', or 'might have been' intercalary.

When Julius Caesar added days to some months, he added them to the end of the month, so as not to disturb the dates of festivals in those months. This increased the count of all days after the Ides in those months, and had some odd effects. For example, the emperor Augustus was born in 63 BC on the 23rd day of September. In the pre-Julian calendar, this is seven days before the Kalends of October (or, in Roman style, counting inclusively, a.d. VIII Kal. Oct.), but in the Julian calendar, it is eight days (a.d. IX Kal. Oct.). Because of this ambiguity, his birthday was sometimes celebrated on both dates. See discussion in Julian calendar.

Nundinal cycle[edit]

A fragment of the Fasti Praenestini for the month of April (Aprilis), showing the nundinal letters on the left edge
The Romans of the Republic, like the Etruscans, used a "market week" of eight days, marked as A to H in the calendar. A nundina was the market day; etymologically, the word is related to novem, "nine", because the Roman system of counting was inclusive. The market "week" is the nundinal cycle. Since the length of the year was not a multiple of eight days, the letter for the market day (known as a "nundinal letter") changed every year. For example, if the letter for market days in some year was A and the year was 355 days long, then the letter for the next year would be F.

The nundinal cycle formed one rhythm of day-to-day Roman life; the market day was the day when country people would come to the city, and the day when city people would buy their eight days' worth of groceries. For this reason, a law was passed in 287 BC (the Lex Hortensia) that forbade the holding of meetings of the comitia (for example to hold elections) on market days, but permitted the holding of legal actions. In the late republic, a superstition arose that it was unlucky to start the year with a market day (i.e., for the market day to fall on 1 January, with a letter A), and the pontiffs, who regulated the calendar, took steps to avoid it.

Because the nundinal cycle was absolutely fixed at eight days under the Republic, information about the dates of market days is one of the most important tools used for working out the Julian equivalent of a Roman date in the pre-Julian calendar. In the early Empire, the Roman market day was occasionally changed. The details of this are not clear, but one likely explanation is that it would be moved by one day if it fell on the same day as the festival of Regifugium, an event that could occur every other Julian leap year. When this happened, the market day would be moved to the next day, which was the bissextile (leap) day.

The nundinal cycle was eventually replaced by the modern seven-day week, which first came into use in Italy during the early imperial period,[15] after the Julian calendar had come into effect in 45 BC. The system of nundinal letters was also adapted for the week, see dominical letter. For a while, the week and the nundinal cycle coexisted, but by the time the week was officially adopted by Constantine in AD 321, the nundinal cycle had fallen out of use. For further information on the week, see week and days of the week.

Character of the day[edit]
Each day of the Roman calendar was marked on the fasti with a letter that designated its religious and legal character. These were:[16]

F (fastus), days when it was legal to initiate action in the courts of civil law (dies fasti);
C (comitialis), a day on which the Roman people could hold assemblies (dies comitalis);
N (nefastus), when these political activities and the administration of justice were prohibited (dies nefasti);
NP of elusive meaning, but marking feriae, public holidays (sometimes thought to mean nefastus priore, "unlawful before noon", along with FP, fastus priore, "lawful before noon");
QRCF (perhaps for quando rex comitiavit fas[17]), a day when it was religiously permissible for the rex (probably the priest known as the rex sacrorum) to call for an assembly;[18]
EN (endotercissus, an archaic form of intercissus, "cut in half"), for days that were nefasti in the morning, when sacrifices were being prepared, as well as in the evening, while sacrifices were being offered, but were fasti in the middle of the day.
Years[edit]

Fragment of an imperial-age consular fasti, Museo Epigrafico, Rome
The calendar year originally began on 1 March, as is shown by the names of the six months following June (Quintilis = fifth month, Sextilis = sixth month, September = seventh month, etc.). It is not known when the start of the calendar year was changed to 1 January. Ancient authors attributed it to Numa Pompilius. Varro states that, according to M. Fulvius Nobilior (consul in 189 BC), who had composed a commentary on a fasti preserved in the temple of Hercules Musarum, January was named after Janus because the god faced both ways, which implies the calendar year started in January in his time, before the consular year started beginning on 1 January in 153 BC. A surviving calendar from the late Republic proves the calendar year started in January before the Julian reform.

How years were identified during the Roman monarchy is not known. During the Roman Republic, years were named after the consuls, who were elected annually (see List of Republican Roman Consuls). Thus, the name of the year identified a consular term of office, not a calendar year. For example, 205 BC was "The year of the consulship of Publius Cornelius Scipio Africanus and Publius Licinius Crassus", who took office on 15 March of that year, and their consular year ran until 14 March 204 BC. Lists of consuls were maintained in the fasti.

The first day of the consular term changed several times during Roman history. It became 1 January in 153 BC. Before then, it was 15 March. Earlier changes are a little less certain. There is good reason to believe it was 1 May for most of the third century BC, until 222 BC. Livy mentions earlier consular years starting on 1 Sextilis (August), 15 May, 15 December, 1 October and 1 Quintilis (July).

In the later Republic, historians and scholars began to count years from the founding of the city of Rome. Different scholars used different dates for this event. The date most widely used today is that calculated by Varro, 753 BC, but other systems varied by up to several decades. Dates given by this method are numbered ab urbe condita (meaning "from the founding of the city", and abbreviated AUC), and correspond to consular years. When reading ancient works using AUC dates, care must be taken to determine the epoch used by the author before translating the date into a Julian year.

Converting pre-Julian dates[edit]
The fact that the modern world uses the same month names as the Romans can lead to an erroneous assumption that a Roman date occurred on the same Julian date as its modern equivalent. Even early Julian dates, before the leap year cycle was stabilised, are not quite what they appear to be. For example, Julius Caesar was assassinated on the Ides of March in 44 BC. This is usually converted to 15 March 44 BC. While he was indeed assassinated on the 15th day of the Roman month Martius, the equivalent date on the modern Julian calendar is probably 14 March 44 BC.

Finding the exact Julian equivalent of a pre-Julian date is complex. As there exists an essentially complete list of the consuls, a Julian year can be found to correspond to the pre-Julian year.

However, the sources rarely reveal which years were regular, which were intercalary, and how long an intercalary year was. Nevertheless, the pre-Julian calendar could be substantially out of alignment with the Julian calendar. Two precise astronomical synchronisms given by Livy show that in 168 BC, the two calendars were misaligned by more than two months, and in 190 BC, they were four months out of alignment.

A number of other clues are available to reconstruct the Julian equivalent of pre-Julian dates. First, the precise Julian date for the start of the Julian calendar is known, although some uncertainty occurs even about that. Detailed sources for the previous decade or so are found, mostly in the letters and speeches of Cicero. Combining these with what is known about how the calendar worked, especially the nundinal cycle, an accurate conversion of Roman dates after 58 BC relative to the start of the Julian calendar can be performed.

The histories of Livy give exact Roman dates for two eclipses in 190 BC and 168 BC, and a few loose synchronisms to dates in other calendars provide rough (and sometimes exact) solutions for the intervening period. Before 190 BC, the alignment between the Roman and Julian years is determined by clues such as the dates of harvests mentioned in the sources.

Combining these sources of data, an estimate can be computed for approximate Julian equivalents of Roman dates back to the start of the First Punic War in 264 BC. However, while there are enough data to make such reconstructions, the number of years before 45 BC for which pre-Julian Roman dates can be converted to Julian dates with certainty is very small, and several different reconstructions of the pre-Julian calendar are possible. A detailed reconstruction giving conversions from pre-Julian dates into Julian dates is available